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Un pittore che stava a Ubeda, a chi gli domandava cosa stesse dipingendo, rispondeva: “Quello che verrà fuori”.

Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia , II,3



1) i principi generali

Il progetto parte dalla ferma assunzione di un principio di lavoro, che può essere così semplicemente detto: “devono essere i caratteri dei luoghi che ispirano la scelta delle attività insediabili e non viceversa”: tale assunto vale in generale, ma non può che essere preminente per Sestri Levante ed il suo paraggio nautico.
Dalla comprensione del “
luogo”, dell’identità dei suoi caratteri, appunto, si è costruito un itinerario progettuale, che vuol essere consapevole e mai dimentico della giusta collocazione e del valore degli elementi territoriali, non frammenti, ma componenti riconducibili ad un’interezza, quella della città e del suo ambito costiero.
Il riconoscimento dell’identità del “
luogo” innesca infatti l’individuazione di una serie di relazioni spaziali e funzionali con altri spazi urbani: di vicinanza o di lontananza, di complementarità o di antagonismo, di simmetria o di distonia.
Progettare su questa “trama” della conoscenza genera la consequenzialità dei passaggi:




    2) i caratteri della morfologia fisica del sito

    erritorio di Sestri si configura nell’epoca preromana come un’estesa zona paludosa in corrispondenza dell’attuale piana, con la presenza singolare dell’isola, che poteva offrire un riparo naturale funzionale all’attracco dei natanti, avvalorando l’ipotesi di localizzazione di un antico porto proprio nelle sue vicinanze.
    Il processo d’interramento progressivo della piana si compì dopo l’anno 1000 con saldatura definitiva dell’istmo intorno al 1300: la morfologia territoriale vide nel ‘600-‘700 profondi cambiamenti per un lungo e laborioso processo di bonifica dei terreni paludosi, con deviazioni e rettifiche del Petronio e del Gromolo.

    Nell’800 l’inserimento della linea ferroviaria rappresenterà l’elemento fisico più significativo di condizionamento sul sistema urbano sestrese, mentre il prolungamento delle opere di difesa della diga foranea segnano definitivamente la morfologia costiera, con il progressivo e definitivo interramento della radice dell’istmo e con l’ampliamento in profondità dell’arenile di ponente.
    Questa modifica segna definitivamente il peculiare rapporto della città con il mare, nei suoi archetipi di confronto tra l’insediamento umano e natura: tutta l’organizzazione degli spazi urbani ci rimanda i segni di questi mutamenti: esemplarmente la piazza di S.Maria di Nazareth si dispone intenzionalmente con tre lati fortemente connessi e solidamente ancorati alla scenografia urbana, mentre il suo quarto lato verso mare è debole, aperto al continuo articolarsi del contesto diretto, il mare appunto, ed al suo continuo divenire dai caratteri mutevoli.
    Oggi la città sviluppatasi e consolidatasi sulla piana vive un confronto unico con il mare per la presenza del monteCastello, che si interpone atipicamente nella sequenza classica mare-piana-collina e viceversa e che conferisce un effetto straniante all’esperienza urbana rispetto ai modi degli insediamenti costieri liguri.
    Il rapporto che si è così instaurato tra orografia e costruito è singolare: la città si può guardare sia dal lato verso il mare, che da quello verso le colline retrostanti, mettendo in luce tutti i suoi fronti, non solo quelli “interni”, secondo la percezione tipica dalla strada, ma anche quelli “esterni”.



    3) i caratteri deboli della situazione attuale

    Lo specchio acqueo a ponente dell’isola è attualmente protetto da una diga foranea, realizzata in parte con materiale cavato dal promontorio adiacente, causandone la frattura visibile, che oggi ne contraddistingue il paesaggio. Oggi la diga mostra i segni di cattive condizioni di manutenzione.
    Il molo nel passato ha avuto la funzione di costituire un attracco mercantile e peschereccio per piccoli natanti. Più recentemente, l’attività turistica ha soppiantato quella mercantile, mentre sono ancora presenti natanti dediti alla pesca professionale.
    La situazione degli approdi è contraddistinta dal fatto che, in occasione di mareggiate di rilievo, sia da scirocco, che da libeccio, la rada non risulta sufficientemente protetta e pertanto le imbarcazioni all’ormaggio subiscono frequentemente danni e quindi preferiscono usualmente non restare in acqua nel periodo invernale: Sestri Levante non costituisce quindi un vero porto e non ha quindi l’indotto che i porti turistici comportano per solito.
    Mancando pontili, le imbarcazioni sono attualmente ormeggiate a gavitello ( le imbarcazioni di maggior dimensioni, come i pescherecci, sono alla ruota e le altre su doppio gavitello) occupando un’area complessivamente assai ampia, che eccede quella destinata alla formazione del porto, creando disordinate interferenze con la balneazione.
    L’assenza infine di una separazione tra la zona portuale e la zona balenabile, la prima tende ad espandersi a scapito della seconda, generando oltretutto situazioni di pericolo.
    Le brezze di mare, inoltre, portano verso l’area di balneazione gli inquinamenti dalle barche all’ormeggio, prive di adeguate attrezzature di raccolta e smaltimento.
    Scarse le relazioni del porto con il centro urbano, pur così vicino, in quanto la scarsa funzionalità e la conseguente condizione di disordine ne configurano una realtà avulsa e poco frequentata.


    4) i segni invarianti e le linee di forza presenti nel paesaggio attuale

    Nell’organismo portuale sono leggibili alcuni gli elementi da considerare quali segni territoriali acquisiti dalla morfologia del sito e quindi da consolidare/riconfigurare quali invarianti del progetto di riqualificazione:


      • l’estesa radice del molo foraneo, tipico “non luogo”, indefinito, privo di caratteri e di qualità, accerchiato da una fitta serie di costruzioni improprie del tutto occasionali che impoveriscono l’area a brano di periferia: questa è la risorsa spaziale più consistente, e la più ricca di suggestioni. Qui si è fisicamente nel posto più vicino al mare aperto, eppure non lo si vede: lo si indovina soltanto oltre la diga, lo si può udire e così si sale di buona voglia all’edicola sparuta della Madonnina, unica cosa “umana” e minuta in un contesto che si allarga su grandi viste “fuori scala”. Il mare aperto, le masse imponenti della diga, l’alta parete rocciosa con gli incombenti strati calcarei inclinati, e, verso terra, il povero “mare di tetti” delle costruzioni precarie, così irrimediabilmente sgraziati ma anche così irrimediabilmente vulnerabili se si va con la mente alle mareggiate di libeccio che dal mare aperto qui si possono abbattere.


      5) indirizzi e finalità generali proposte per il progetto


      Di grande significato le azioni proposte dal piano paesistico per l’ambito territoriale di riferimento: “… gli eccezionali valori paesistici che contraddistinguono le due penisole di Sestri Levante e di Punta Manara, quali elementi di massima qualificazione del paesaggio, non risultano nella situazione attuale disponibili alla fruizione pubblica dei rispettivi territori in misura corrispondente ai valori di ambiente che rappresentano….Tra le principali azioni che si propongono finalizzate a ridurre questi squilibri, c’è il miglioramento delle caratteristiche di accessibilità e percorribilità degli approdi e delle scogliere sulla penisola di Sestri Levante tuttora caratterizzata da inammissibili situazioni di privatizzazione del mare: tali interventi dovrebbero essere integrati alla qualificazione sul piano della fruizione paesistica pubblica dei valori monumentali ed ambientali presenti nel suo interno…
      Per altro i principi programmatori e pianificatori di livello comunale, che indirizzano il nuovo assetto urbanistico della città, orientano il progetto di riassetto del porto turistico/pesche-recci di Sestri verso un ridisegno organizzativo della struttura esistente, secondo criteri di miglioramento funzionale e valorizzazione turistica in una logica di congruenza con i sistemi ambientali presenti a scala vasta.
      Su queste linee di tendenza di pianificazione territoriale e locale, a partire dal riconoscimento dell’identità del “luogo” e dei valori ambientali presenti, in coerenza con il processo, enunciato in premessa, di definizione delle funzioni e dei relativi dimensionamenti, le finalità di fondo delle scelte progettuali si sono naturalmente evolute, dalla semplice idea iniziale di “vestire” gli spazi dell’organismo portuale, rifunzionalizzandoli, verso un obiettivo più avanzato.
      Così è parso plausibile non solo mantenere/rinvigorire i legami intercorrenti e le relazioni oggi vissute tra il sito nautico e la sua città, ma a proporne di nuovi: le operazioni di riassetto del porticciolo non si limiteranno quindi alle pur opportune ridefinizioni funzionali e morfologiche, ma dovranno in generale costituire una forte opportunità di valorizzazione alla scala urbana.
      Gli obiettivi quindi:


        6) le linee guida del progetto: descrizione sommaria del porto





                    7) le problematiche di carattere idraulico marittimo: le scelte e la loro giustificazione ambientale


                    Con riferimento alle caratteristiche meteo marina dell’area interessata dal progetto portuale si sono sviluppata le considerazioni necessarie per individuare il quadro progettuale di riferimento.
                    I requisiti minimi che si è cercato di salvaguardare per la scelta progettuale hanno condizionato le linee architettoniche principali dell’intervento.

                    Agitazione interna

                    Dall’analisi dello stato dei luoghi e a seguito di considerazioni svolte sia utilizzando i dati in nostro possesso ricavati dagli studi idraulico-marittimi allegati al bando di gara si è valutata la soluzione migliore per garantire, all’interno dello specchio acqueo, le necessarie condizioni di calma anche in concomitanza di forti mareggiate con tempi di ritorno significativi.
                    Per tale valutazione si è fatto riferimento anche a notizie storiche circa le più violente mareggiate che si sono riversate sul paraggio, documentate anche attraverso fotografie significative da cui risulta che l’intera diga principale viene ad essere scavalcata dai frangenti.
                    Inoltre occorre considerare che durante eventi meteomarini estremi assumono molta importanza anche le onde riflesse dalla costa molto ripida posta a ponente di Sestri Levante e che contribuiscono ad incrementare l’agitazione in quello che deve essere lo specchio acqueo portuale.
                    Significativi sono i grafici delle isolinee di uguale altezza d’onda, specie quello per mari provenienti da 210° da cui risulta che si hanno fenomeni di onda significativa (compresa tra 1.00 m e 1.50 m anche nella parte più ridossata del paraggio, ossia in prossimità delle spiagge.
                    Per questi motivi e per garantire la sicurezza e l’operatività delle imbarcazioni all’interno dell’area portuale è stata prevista una diga in massi che individua uno specchio acqueo ben preciso e contiene l’agitazione residua come sopra descritta sia dovuta alle onde riflesso che a quelle diffratte dalla diga foranea principale.
                    Dai grafici già citati si può osservare come l’area destinata a porto sia soggetta ad ondazioni di altezza contenuta tra 0.5 m e 1.0 m (per periodi di ritorno annuali).
                    Si ritiene che, anche per mareggiate con più elevato tempo di ritorno, le altezze d’onda, che aggirano la diga foranea, subiscano in ogni caso un rilevante effetto di diffrazione e si dispongano lungo la linea che è stata individuata per la realizzazione della diga di protezione con altezze non superiori a 1.5 m – 2.0 m.
                    Tali considerazioni ci hanno consentito di individuare una sezione tipo della diga, così come illustrata nelle specifiche tavole,con quota del coronamento posta a +2.20 sul livello medio mare.
                    Le onde residue che entrano nel canale di ingresso subiscono, nello schema progettuale adottato una ulteriore diffrazione, riducendo l’altezza della agitazione residua a valori tollerabili anche per piccole imbarcazioni.
                    Poiché le onde diffratte incideranno sulla diga in modo obliquo è stato previsto un ingrossamento del piede della scogliera in modo da realizzare un piano sommerso atto a contrastare ulteriormente la progressione di tali onde inducendo al frangimento quelle di maggior altezza prima che queste raggiungano la parte più a terra della struttura.
                    L’imboccatura è stata prevista sufficientemente ampia per consentire agevoli manovre di ingresso e uscita specie delle imbarcazioni destinate alla attività di pesca.
                    Planimetricamente la diga di sottoflutto ha un andamento ricurvo per circa 100 ml e rettilineo per i successivi 180 m.
                    Il primo tratto, che si pone su fondali maggiori, è realizzato con struttura a cassoni cavi in calcestruzzo che favoriscono l’assorbimento energetico e riducono sensibilmente i fenomeni di riflessione e, conseguentemente, di agitazione interna nel bacino di evoluzione.
                    Il secondo tratto, esteso su fondali minori, è anch’esso previsto con cassoni cellulari chiusi in calcestruzzo.
                    La protezione verso mare viene realizzata con massi naturali di idonea pezzatura e disposta secondo adeguata pendenza così come illustrato nelle tavole grafiche, che ne garantisca la stabilità e l’efficacia idraulica.
                    Il pontile di servizio per le imbarcazioni è realizzato in legno ed è sorretto da mensole in acciaio inox.

                    Risposta idraulica del molo frangiflutti

                    Come risposta idraulica si intende un'analisi, non dal punto di vista strutturale, che interessi il molo frangiflutti ed i fenomeni ad esso legati al frangere dell'onda assunta come onda di progetto. In particolare si verificano i fenomeni di "overtopping" ad eventuale tracimazione.
                    Il progetto prevede una scogliera paraonde caratterizzata da un'altezza di 2.20 m sul livello medio del mare.

                    Circolazione interna

                    La diga di sottoflutto prevista presenta, oltre all’apertura di imbocco, anche una seconda apertura verso terra, sormontata da una passerella come meglio illustrato nelle tavole progettuali e in altra parte della relazione.
                    La duplice apertura favorisce una naturale circolazione idrodinamica all’interno dello specchio acqueo portuale.
                    Tale circolazione si ritiene avvenga generalmente in senso orario per effetto dell’azione che i venti generano sul paraggio, così come illustrato nello studio idraulico-marittimo allegato al bando di gara.
                    Questo fenomeno, caratterizzato anche dall’azione di protezione che il promontorio naturale di Sestri Levante svolge nei confronti di venti provenienti da S-E, potrà favorire un sufficiente ricambio idrico all’interno del bacino evitando così fenomeni di stagnazione.
                    Qualora in sede di progettazione e quindi di analisi modellistica del sistema idrodinamico portuale gli scambi idrici naturali risultassero modesti, sarà sempre possibile introdurre delle forzanti meccaniche per migliorare il ricambio idrico.

                    Impatto sui litorali e sulla qualità delle acque

                    La scelta di delimitare con un’opera rigida lo specchio acqueo portuale consente di separare nettamente l’attività portuale da quella prettamente balneare oggi ampiamente interconnesse.
                    L’impatto sul litorale di Sestri può ragionevolmente ritenersi nullo, in quanto l’opera non interferisce con le attività di ripascimento e di sistemazione del litorale.
                    Il contrafforte protetto con una piccola scogliera in massi che verrà realizzato in corrispondenza della zona di attracco del vaporetto inoltre costituirà un valido appoggio per i sedimenti in movimento lungo riva ammorbidendo la linea di spiaggia e nello stesso tempo preservando lo specchio portuale dall’ ingresso di sedimenti che potrebbero portare a fenomeni di insabbiamento non desiderati.
                    Per quanto riguarda la qualità delle acque queste saranno preservate dal fatto che la struttura portuale, tra le sue dotazioni, disporrà di un sistema di raccolta dei reflui, che potrà attuarsi eventualmente anche attraverso dispositivi sotto vuoto, con conseguente scarico nella rete fognaria comunale.
                    Inoltre, proprio in considerazione della netta separazione che verrà attuata tra le funzioni portuale e balneare, sarà possibile monitorare con precisione le caratteristiche qualitative delle acque destinate alla balneazione operando quegli accorgimenti di tutela e salvaguardia che si rendessero necessari facilitati in questo caso anche dalla situazione di circolazione interna di cui si è accennato pocanzi, che porterà generalmente acqua dalla zona balneare ad entrare nello specchio acqueo portuale e non viceversa.


                    Impatto sull’ambiente marino

                    Le strutture previste sono realizzate con massi naturali tali da non creare alterazioni dei livelli di trasparenza delle acque.
                    A tal fine anche le opere di realizzazione della diga verranno realizzate con pontone direttamente da mare, senza cioè la realizzazione di piste provvisorie per mezzi terrestri.
                    Tale accorgimento faciliterà il posizionamento del materiale lungo le direttrici progettuali riducendo al minimo l’impatto sia con l’ecosistema marino, che con la viabilità cittadina.
                    Non ci risulta che nella zona di intervento siano individuati siti Bioitaly da salvaguardare e si ritiene che venga interessata solo marginalmente una piccola porzione di prateria di Cymodocea, mantenendo così inalterato l’equilibrio del fondo.



                    8) l’organizzazione del bacino portuale:
                    ripartizione degli specchi acquei


                    Il bacino portuale racchiuso tra diga e molo di sottoflutto ha una superficie complessiva di circa 60.000 mq. di cui circa 5.000 mq., quelli compresi tra la passeggiata di collegamento tra pontile FIT ed il mercato del pesce e la linea di battigia, hanno fondali talmente ridotti da non poter essere utilizzati per finalità nautiche. Circa 7.000 mq. costituiscono il bacino di evoluzione, a ridosso dell’imboccatura del porto, e 2.000 mq. sono asserviti allo scalo di alaggio ed al punto di rifornimento carburante.
                    I residui 46.000 mq. sono utilizzabili per collocare gli ormeggi. Nella configurazione proposta si è previsto di dedicare all’attività di pesca professionale la banchina esistente sul lato interno della diga foranea, che presenta un fronte di circa 90 m. con fondali adeguati e buona accessibilità carrabile. Tale banchina può accogliere agevolmente circa 15 imbarcazioni di varia dimensione che, ove opportuno, potranno anche accostare lateralmente per le operazioni di carico e scarico
                    Non risulta facile definire in questa fase la più opportuna ripartizione degli spazi disponibili per le varie tipologie di imbarcazioni, il porto di Sestri è infatti atipico perché con l’intervento in esame si prevede di dare condizioni di sicurezza ad un sito che già attualmente è molto utilizzato. La rada infatti risulta ospitare, nella stagione estiva, circa 350 imbarcazioni di vario tipo, ormeggiate su una area che eccede ampiamente quella individuata in bando come bacino portuale. La composizione media della flotta dell’utenza di riferimento sarà presumibilmente compresa tra quella che già attualmente utilizza l’area e quella che si avrebbe in un porto similare costruito ex novo. Attualmente infatti, rispetto a porti più protetti c’è una maggiore incidenza di imbarcazioni di dimensioni minori, che utilizzano gli ormeggi solo nel periodo estivo, e non si ha possibilità di ormeggio per le imbarcazioni maggiori, che nel periodo estivo possono infatti sostare nella rada più esterna e che nel periodo invernale non trovano a Sestri sufficienti condizioni di sicurezza. Si può pertanto prevedere che, con la realizzazione di un porto sicuro, si avrà una progressiva evoluzione dell’utenza dalla composizione attuale ad una più simile a quella riscontrata in porti costruiti da tempo.
                    Si ritiene inoltre di interesse per Sestri favorire il transito, in relazione alle ricadute che può avere sull’attività locale.
                    In questo contesto la soluzione adottata, che seguendo le indicazioni del bando, privilegia l’uso di pontili galleggianti di agevole ricollocazione, consente l’opportuna flessibilità e la possibilità, nel tempo, di accompagnare l’effettive esigenze della utenza.
                    L’impianto proposto prevede un pontile fisso, lungo circa 130 m., posto in prosecuzione al pontile FIT, ove potranno attraccare le imbarcazioni di maggiori dimensioni, sino ad oltre 40 metri, con alcuni posti riservati al transito. Le altre imbarcazioni saranno raggiungibili con pontili galleggianti, di lunghezza complessiva di circa 600 m., radicati e serviti da un percorso dedicato, posto a livello di circa 0,6 m., in adiacenza al percorso pedonale di collegamento tra strutture portuali e centro cittadino. Poiché il molo di sottoflutto non è soggetto a condizioni meteomarine particolarmente gravose e l’overtopping risulta praticamente nullo, si prevede di utilizzare per l’attracco anche il lato interno del molo stesso, per una lunghezza di circa 230 m.
                    Nella distribuzione degli spazi si è previsto di posizionare in prossimità dell’accesso posto in adiacenza alla piazza del mercato del pesce le imbarcazioni di dimensioni minori, che presumibilmente comprendono almeno una parte significativa dell’utenza locale, che potrà quindi più comodamente accedere direttamente a piedi senza necessità di usufruire delle strutture e dei parcheggi previsti nel “centro servizi”. Per lo stesso motivo si ritiene siano particolarmente idonei per l’utenza locale gli attracchi previsti lungo il molo.
                    Complessivamente il piano di ormeggi proposto prevede 354 posti barca ripartiti in:

                              Il rapporto medio tra lunghezza e larghezza degli stalli è stato valutato in base alla esperienza di porti similari ed alle indicazioni del grafico allegato, relativo al mercato americano, considerando che le lunghezze indicate per imbarcazioni sono dei limiti massimi, mentre per la larghezza degli accosti si parla di larghezze medie e che, particolarmente per le categorie più ampie ( sino ad 8 e da 8 a 12 m.), si può prevedere una larghezza media inferiore a quella corrispondente all’imbarcazione di lunghezza ai limiti maggiori della categoria.
                              Le caratteristiche del posto, ed in particolare delle spiaggette poste al piede dell’attuale strada di accesso al porto, ove si prevede la rimozione delle strutture e dei pontili, non più motivati con la realizzazione del porto, ed il ripristino della naturale alternanza di spiagge in ciottoli e rocce suggeriscono di prevedervi un punto di approdo per la nautica “minima” (canoe ed eventualmente optimist di scuole di vela) le cui sedi e servizi potranno trovare collocazione nel “centro servizi” adiacente. L’accesso al mare è assicurato dal passaggio, sufficientemente alto, previsto sotto alla parte iniziale della passeggiata di collegamento ed attraverso il varco tra il molo di sottoflutto e le spiagge, evitando quindi interferenze con la nautica maggiore.


                              9) l’accessibilità nautica


                              L’imboccatura del porto è ben ridossata, particolaremente da scirocco e fruisce di fondali di oltre 12 metri, tali quindi da non creare il frangimento dell’onda neanche con le mareggiate più forti. La larghezza della imboccatura è stata prevista in circa 60 metri ed è quindi del tutto idonea per imbarcazioni da diporto. La presenza inoltre di un ampio bacino di evoluzione consente adeguati spazi di manovra anche ed imbarcazioni che entrino velocemente in situazioni di emergenza.
                              I percorsi interni di acceso ai diversi ormeggi sono stati contenuti, particolarmente per le imbarcazioni da pesca, e per quelle di dimensioni maggiori.
                              La larghezza delle vie d’acqua interne è di circa 1,5 volte la lunghezza della massima imbarcazione ormeggiata al loro lato.
                              Per favorire la circolazione d’acqua, si ha anche una imboccatura sussidiaria, in corrispondenza della radice del molo, che non può certo servire come accesso alternativo, a causa dei limitati fondali 2,5 ÷ 3,5 metri e della vicinanza alla zone balneabile, ma che costituirà invece la porta ideale per la nautica “minima”, evitando interferenze con il traffico delle imbarcazioni di maggiori dimensioni.
                              In prossimità del radicamento del molo, vicino quindi alla tettoia ed al centro urbano, è stato previsto il mantenimento del punto di ormeggio dei vaporetti turistici, realizzato con un pontile a giorno. La posizione risulta evidentemente ottimale per l’accessibilità al centro urbano e compatibile, come già è attualmente, con l’attività balneare. Poiché l’attività dei vaporetti si ha solo con tempo assicurato, non si ritiene penalizzante l’esposizione dell’ormeggio all’eventuale mare di libeccio.


                              10.1) piazzetta del pontile Margherita

                              le preesistenze, le domande funzionali e di riqualificazione



                              Qui è l’approdo delle motobarche con l’afflusso dei turisti in transito dal mare; da qui ci si inoltra lungo la strada litoranea fino alla diga foranea. La passeggiata, già da prima incongruamente delimitata dalla sequenza di parcheggi che affianca la litoranea lato mare, via via che ci si allontana dal centro vede impoversi la qualità degli spazi, con un progressivo calo di quella “resa” ambientale misura della congruità tra forme e materiali da un lato e percezione di vita collettiva dall’altro.

                              il progetto funzionale
                              e l’impianto distributivo

                              E’ l’attacco con la città, l’alfa del progetto.
                              La riorganizzazione degli spazi vuole qui creare una forte polarità: la radice del molo di sottoflutto consente di rafforzare il piccolo capo orografico, dilatando gli spazi a terra, e dando vita ad una
                              piazzetta aperta, ma con tante linee di forza che vi convergono: qui si intrecciano infatti:

                                Sulla piazzetta viene poi creato uno spazio coperto, quasi totalmente libero, atto a diventare luogo di incontro e di diversa frequentazione a seconda delle ore e dei giorni, protetto da una sottile copertura appesa, sotto la quale potranno svolgersi intrattenimenti per il tempo libero, manifestazioni varie e feste, oltre che trovare più stabilmente sistemazione:


                                  il progetto: le caratteristiche fisiche e gli esiti formali


                                  In quest’area singolare, ricca di opportunità visive verso la città, verso il mare aperto e verso l’enclave del porticciolo, la convergenza di percorsi ed il mescolarsi di funzioni trovano una sintesi percettiva nel “marchingegno” statico, cui si affidano i sostegni della copertura del mercatino, del pontile strallato di approdo delle imbarcazioni e dell’argano di sollevamento del piccolo ponte levatoio.
                                  Vero elemento totemico nel quale si condensano i significati reciproci tra gli elementi contestuali, segno percepibile dalla città, che risponde all’esigenza di collegare visivamente la darsena, simbolo della vita di una città di mare, ad un motivo architettonico-strutturale, congiunzione fra due paesaggi quello urbano e quello marino, che vengono così ad intersecarsi intimamente.



                                  10.2) le passeggiate ed i pontili

                                  il sistema delle percorrenze, l’assetto funzionale



                                      la geometria del progetto e le percezioni visive


                                      Le due percorrenze di nuovo impianto, pur con geometrie così diverse, costituiscono insieme come già visto una presenza unificante del progetto. Sono animate da diverse tensioni: l’una secondo una retta, verso il mare aperto, l’altra sinuosamente curvata dalla forza centripeta ad avvolgere il mondo ondeggiante delle imbarcazioni, collegando i due poli costruiti del progetto: il centro dei servizi portuali ed il nodo della piazzetta del mercato
                                      Sono entrambe volutamente distaccate,sospese, quasi aeree sopra le scogliere ed i banchinamenti, contrapponendo, in antagonismo con il loro peso, il linguaggio della leggerezza strutturale e dell’eleganza dei materiali.
                                      Entrambe conducono a guadagnare orizzonti verso il mare aperto, oggi inusuali, e nuovi affacci sul centro storico e sul paesaggio terrestre, in particolare sul versante scosceso del promontorio.

                                      le caratteristiche materiche e gli esiti formali




                                      La pavimentazione delle passeggiate saranno realizzate in doghe di legno particolarmente trattato per l’ambiente marino (jellow-balau): questo del “floorscape” è il primo tangibile segno dell’avvicinarsi al mare, proprio attraverso il materiale per eccellenza di cui l’uomo di terra si è sempre servito per conquistarlo. Le protezioni e le recinzioni, ove necessario sono in acciaio, con tipologia che richiama il barcarizzo.
                                      La passerella di pulpito gettata a sbalzo sul mare sarà costituita da una struttura in acciaio inox e sovrastante paiolato in legno e verrà sorretta da stralli in cavo in acciaio inox strutturalmente ancorati su albero in acciaio, della geometria e con inclinazione tali da richiamare l’albero del leudo rivano, con controstalli di ancoraggio alla struttura del molo. Sono anche previsti stralli di orizzontamento sempre ancorati al molo con efficacia di controventatura. La struttura è idonea a garantire condizioni ammissibili anche sollecitazioni dinamiche del vento.





                                      10.3) il centro di servizi


                                      il progetto funzionale e l’impianto distributivo





                                      Demolite tutte le costruzioni precarie esistenti, un unico edificio ospiterà nei suoi spazi le funzioni accessorie e di servizio per gli utenti del porticciolo, compresi i posti auto coperti.
                                      L’organismo, complesso, si colloca a ponte sulla viabilità di servizio, lasciando a monte, nel sito più discosto la parte matericamente più pesante e funzionalmente meno pregiata.Le funzioni si articolano secondo il seguente schema funzionale:





                                      PIANO TERRA:


                                            • servizi igienici relativi

                                        PIANO PRIMO:


                                          PIANO SECONDO


                                            L’edificio sarà fondato su pali e struttura in c.a. con impiego, per gli elementi strutturali più impegnativi, di tecnica di precompressione a cavi sostituibili. Per le finiture è previsto l’impiego di materiali difficilmente aggredibili dall’ambiente quali elementi in muratura con pietre naturali, ed elementi metallici in alluminio trattati con elettrocolore e acciaio inox.

                                            gli esiti formali

                                            L’edificio, sghembo ed inclinato, con il grande prisma della copertura rivestito in lastre irregolari di pietra, a stabilire a distanza un misterioso dialogo con i grandi strati rocciosi che gli stanno di fronte e che si vedono in lontananza dall’altra parte della baia, si propone tra gli interventi proposti come l’unico oggetto costruito che racchiuda un volume di spazi chiusi. La scelta è decisa e volutamente orientata alla ricerca di suggestioni spaziali complesse: si ritiene infatti perdente, sia sotto il profilo ambientale sia nella ricerca che si è posta come obbiettivo di fondo, di dare forma “hic et nunc” ad un luogo, tentare strade di “lifting” ambientale ovvero sperimentazioni regressive di ar
                                            chitetture del passato o fintovernacolari.


                                            11) analisi economica di sintesi

                                            Opere marittime di rifiorimento della diga foranea

                                            £.

                                            1.000.000.000

                                            Totale opere marittime di nuova previsione

                                            £

                                            4.930.000.000

                                            Percorsi pedonali

                                            £

                                            3.020.000.000

                                            Pontili

                                            £

                                            2.260.000.000

                                            Struttura del mercato del pesce

                                            £

                                            340.000.000

                                            Impianti del porto

                                            £

                                            572.000.000

                                            Edificio servizi

                                            £

                                            3.398.000.000

                                            Edificio autosilos

                                            £

                                            3.000.000.000

                                            Arredi e sistemazioni a verde

                                            £

                                            485.000.000

                                            TOTALE

                                            £

                                            19.000.000.000